Come Registrare Un Cd Promo in Cantina - Parte Prima

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--- UPDATE GENNAIO 2018. E' evidente che alcune delle informazioni contenute in questi interventi sono oramai vecchiotte, essendo oramai passati un po' di anni. Sto cercando di aggiornarle un po' per volta. Comunque, direi che la linea di fondo non cambia molto e che sono ancora abbastanza validi. Certo, rileggendoli mi rendo conto che oramai alcuni dei concetti esposti sono un po' naif, ma vabbè. I tempi cambiano ! ---

Nella parte introduttiva abbiamo dato la definizione di PROMO, differenziandolo dal DEMO.
In questo primo vero capitolo della guida affronteremo invece alcune scelte preliminari che influenzeranno molti aspetti del successivo lavoro. Ricordo, e lo ricorderò sempre, che l’obiettivo che mi prefiggo in questi contributi è fornire indicazioni per la registrazione di un promo in austerity, ovvero con la minor spesa possibile compatibile con un buon risultato. Ciò implicherà delle scelte che alcuni potranno trovare poco ortodosse. Mi spiace se alcuni puristi storceranno il naso.

Batteria: dove la registro?

Decisione fondamentale, che influenza tutto il lavoro a partire dalla scelta del posto dove registrare fino all’acquisto e alla gestione dell’attrezzatura.
La batteria, lo sappiamo tutti, è lo strumento più ingombrante e “rumoroso” di un gruppo. Oltretutto, è uno dei più complessi in assoluto da registrare, in quanto è composto da numerosi pezzi che producono suoni molto forti e difficilmente isolabili. Va da sé che la batteria è anche il motore ritmico del gruppo e quindi merita particolari accorgimenti per la buona riuscita del lavoro.

Le opzioni possibili sono 4:
1. si organizza uno studio adatto alla registrazione della batteria;
2. si registra la batteria a parte, in uno studio di registrazione;
3. si utilizza una batteria elettronica;
4. si utilizza una batteria campionata.

(1) La prima opzione è sicuramente più all’interno della filosofia home-recording, ma non è detto che sia a priori la migliore. Vediamo di analizzare cosa comporta una scelta di questo tipo.
Innanzitutto, occorre un locale adatto alla batteria, cioè un locale di dimensioni adeguate e “asciutto” dal punto di vista dei riverberi naturali. Locale grande e asciutto è, di per sé, una contraddizione in termini. Più ampia è la nostra stanza, più i riverberi tendono ad essere percepiti. Per questo motivo, potrebbe essere necessaria un’insonorizzazione parziale dell’ambiente (di questo aspetto si parlerà più avanti).
Servono poi i microfoni. Per una buona riuscita, la configurazione minima prevede un microfono dinamico per ciascun rullante, tom, timpano e cassa, un microfono a condensatore a diametro piccolo per il charleston e un altro condensatore (meglio due) a diametro piccolo da usare per i piatti. Se consideriamo una batteria “normale” con un charleston, un rullante, due tom, un timpano, una cassa, un ride e due crash, abbiamo un totale di 5 microfoni dinamici e 2/3 microfoni a condensatore. Esistono in commercio kit di microfoni dedicati alla batteria, con prezzi che vanno dai 200-250 euro in su. I set base garantiscono una qualità veramente minimale e sarebbe consigliato non risparmiare troppo, scegliendo prodotti di qualità un po’ superiore.
Il segnale del microfono dovrà poi passare per una sezione di preamplificazione. Personalmente sconsiglio l’acquisto di un mixer per questa operazione, per i motivi di cui darò conto nel successivo paragrafo sul mixer. Trovo più indicato l’acquisto di preamplificatori dedicati allo scopo. Facciamo due conti: una qualsiasi scheda audio di medio livello disporrà di due ingressi microfonici, ai quali sommeremo il preamplificatore dedicato successivamente alla voce (e siamo a tre ingressi già coperti). Ci mancano ancora 4-5 ingressi da coprire con l’acquisto di preamplificatori microfonici, con una spesa che può oscillare fra i 160 e i 240 euro in totale rimanendo su marche economiche. Fidatevi, un preamp a due canali che costa 80 euro ha qualità più elevata dei preamp che trovate su mixer da 300-400 euro. (Nota 2018: Ad ogni modo, se il gruppo dispone già di un mixer per i live, questo può essere utilizzato per i pezzi meno "nobili", come ad esempio tom e timpano - ma dipende dal vostro stile. Negli ultimi anni, inoltre, sono stati commercializzati mixer con interfaccia USB che fungono da scheda audio e/o consentono l'invio di segnali multitraccia - cosa non possibile con i vecchi mixer analogici - che possono essere registrati ed elaborati singolarmente)
In definitiva, la registrazione casalinga della batteria avrà un investimento minimo di circa 600-700 euro (inclusa la cavetteria, se non particolarmente raffinata). Oltretutto, alla fine vi troverete il segnale grezzo che dovrà essere ampiamente elaborato con compressioni ed equalizzazioni che, come anticipato, sono operazioni complicate per questo strumento. Personalmente, mi sento di consigliare l’home recording della batteria solamente a chi ha già esperienza con questo tipo di attività o abbia tempo e voglia di imparare.
(2) Invece di acquistare tutto, una soluzione valida per la batteria è registrare in uno studio professionale. “Ma come?! Non stai facendo tutto questo casotto per spiegare l’home recording?”. Vero, però la batteria rappresenta un caso a sé. Essendo l’attrezzatura costosa e la gestione complicata, uno studio con un professionista può evitare di farvi entrare in un ginepraio dal quale potrebbe essere molto faticoso uscire. La studio vi garantisce attrezzature di prima qualità e personale qualificato. L’importante però è parlare chiaramente con chi gestisce lo studio, specificando bene che cosa vi serve.
Per prima cosa, specificate il tipo di progetto che volete realizzare, in modo che il fonico sappia il target. Lo studio si dovrà occupare di microfonazione, compressione ed equalizzazione di base. E’ importante specificare che volete una compressione e una equalizzazione, cioè una buona elaborazione del suono, perché sono le operazioni più complesse (che un professionista fa in molto meno tempo e molto meglio di noi). Così facendo, acquisirete una batteria che “suona come una batteria”, al contrario delle registrazioni grezze che in genere sono tutto tranne che gradevoli all'ascolto. Ritengo importantissimo avere le tracce singole di ciascun tamburo, piatto, etc. della batteria. Se sono stati installati 10 microfoni, dovrete avere 10 tracce in mano per ciascun brano. In questo modo, l’equalizzazione finale/effettistica la farete voi sul vostro computer in relazione agli altri strumenti, e potrete agire in totale libertà anche sui volumi di ciascun pezzo. Per far ciò, è meglio chiedere subito allo studio se è in grado di soddisfare questa richiesta, quale software usa per la registrazione e in che formato audio vi può consegnare il lavoro. Mi rendo conto che non tutti gli studi sono attrezzati per cedere le registrazioni in formato multitraccia perciò, nel caso, cercate di arrivare ad una soluzione di compromesso del tipo avere la possibilità di correggere il mix di batteria dopo che avrete registrato tutti gli altri strumenti.
Più preciso e preparato sarà il vostro batterista, meno spenderete per questa opzione. Considerate che, avendo le singole parti in mano, si entra nel meraviglioso (e terribile) mondo delle correzioni di timing (di cui si darà conto in futuro).
(3) L’uso di una batteria elettronica risolve più o meno tutte le magagne, ma è accessibile solo a chi già la possiede e la usa. Non credo abbia senso un acquisto dedicato per una registrazione.
(4) Batteria campionata significa che fa tutto il computer. E’ la soluzione veramente più economica, ma è sicuramente la meno soddisfacente dal punto di vista personale. Il batterista si deve limitare a comporre il pezzo, trascriverlo in un software MIDI, e scegliere i suoni dai cosiddetti “drumkit” che si acquistano o si scaricano free da internet. Il tutto (composizioni e suoni) verrà messo assieme con software appositi (per avere indicazioni molto aggiornate su questi software consiglio di visitare siti e forum di DJ, i quali fanno largo uso di queste tecnologie). Di solito la resa sonora è molto buona, e l’esecuzione è perfetta (non può essere altrimenti) ma un orecchio con un minimo di allenamento capisce subito che state “barando”. E’ l’extrema ratio, nel caso in cui nessuna altra opzione fosse praticabile. Abbiate il buon cuore di non comporre cose che dal vivo non siete in grado di fare, sarebbe una magra figura al primo live.

Il mixer: mi serve davvero?

Sfatiamo un mito e affermiamo che il mixer nell’home-recording non è indispensabile. Per definizione, mixer significa miscelatore. Il mixer nasce quindi dalla necessità di miscelare diversi segnali audio. Va da sé che, se noi suoniamo uno strumento per volta e archiviamo il tutto su un computer, la necessità di miscelare il suono viene meno. Le esigenze minimali di registrazione multisorgente e riproduzione possono essere sopperite benissimo da una buona scheda audio multicanale. Rinunciare al mixer, inoltre, significa semplificare la catena del suono e quindi ridurre la generazione di rumori parassiti. Il nostro vero mixer sarà il software installato sul computer.
Il discorso potrebbe cambiare solo se intendiamo registrare la batteria “in casa”, per via della necessità di preamplificare 6/8 segnali contemporaneamente, e solo se già possediamo un mixer. Se si possiede già un mixer, e questo dispone di uscite ausiliarie per ciascun canale (uscite AUX e/o MON e/o INSERT per ciascun canale, mi raccomando), possiamo usarlo direttamente per interfacciarci con una scheda audio multicanale (Nota 2018. Come già detto, con i nuovi mixer ad interfaccia USB, questo discorso viene meno. Un mixer USB può sopperire a tutte le necessità di registrazione e poi lo riutilizzate nei live). In pratica, il microfono cattura il suono del pezzo della batteria e, tramite cavo, lo invia al mixer. Nel mixer il suono viene preamplificato e successivamente estratto tramite l’uscita ausiliaria. Questo viene fatto perché a noi non interessa, al contrario di quanto avviene in un contesto live, generare un unico segnale miscelato, ma solamente preamplificare singolarmente le tracce per renderle compatibili con la registrazione. Il mix al momento non ha alcun interesse. Ciascuna uscita ausiliaria verrà collegata a un ingresso non amplificato della scheda audio multicanale (altrimenti si preamplifica due volte e il risultato è un fischio continuo) e da qui al computer. Bisogna però verificare che il proprio mixer abbia un numero sufficiente di preamplificatori. Spesso e volentieri i mixer dichiarati a 10 piste, per esempio, hanno solo 4 piste preamplificate mentre le rimanenti non sono adatte all’uso con microfoni. Non dimentichiamoci che la scheda audio avrà comunque un paio di ingressi dotati di preamplificatore, e che è buona norma sfruttarli. In questo modo guadagniamo due canali e anche un mixer piccolo potrebbe essere sufficiente. Ricordiamoci anche che i microfoni a condensatore necessitano di alimentazione phantom +48V.
Volendo acquistare un mixer ex-novo perché proprio non ne possiamo fare a meno, mi sento di consigliare mixer di ultima generazione che si interfaccino direttamente con il computer (possibilmente via firewire (Nota 2018. Tecnologia mediamente morta con l'avvento dell'USB 3.0), che garantisce maggiore rapidità di comunicazione). In tal modo si risparmia sull’acquisto della scheda audio.
Ad ogni modo, poiché useremmo un intero mixer solo nella parte di preamplificazione, personalmente trovo più sensato l’acquisto di singoli preamplificatori, come già consigliato.

L’ambiente di registrazione: cosa posso fare per migliorarlo?

Diciamo subito che, vista la nostra necessità di contenere i costi, si esclude a priori l'acquisto di costoso materiale fonoassorbente, concentrandoci su soluzioni di ripiego.
Per prima cosa, occorre scegliere una stanza dove potremo operare in tranquillità e senza essere disturbati, e dove potremo lasciare installate le nostre complicate attrezzature. La stanza dovrà essere silenziosa, sia per quello che riguarda i rumori interni, sia per i rumori esterni (traffico, persone, etc.). Meno finestre ci sono, meglio è. La classica cantina sarebbe l’ideale, delle dimensioni minime necessarie per farci stare tutto e noi stessi.
Dalla stanza dovranno essere rimossi tutti gli oggetti inutili che potrebbero influenzare negativamente il suono, o vibrare, come elementi di metallo/lamiere e vetri/bottiglie/bicchieri.
A questo punto, vale la pena valutare il riverbero naturale dell’ambiente. Un modo molto spartano consiste nel battere forte le mani e ascoltare le code del rumore che abbiamo generato. Si può anche provare ad emettere con il computer o con uno strumento una serie di impulsi sonori a diversa frequenza, e registrare le risposte dell’ambiente. In teoria, l’ambiente dovrebbe restituire riverberi alla peggio appena percettibili e su frequenze non fastidiose. Quasi mai si è così fortunati. Può capitare che la stanza ci restituisca rimbombi sulle frequenze basse oppure fastidiosissimi riverberi sulle frequenze più acute.
In questi casi, bisogna arrangiarsi cercando di isolare l’ambiente.
Il nemico n°1 da neutralizzare è il termosifone, il quale ha la brutta tendenza a vibrare se sollecitato nella maniera giusta. Un bel cappotto invernale o una coperta sono il rimedio perfetto per isolarlo.
Passiamo poi a porte e finestre, sulle quali possiamo appendere delle coperte per aumentare l’isolamento (se riuscite, non stendetele tese ma lasciate che creino pieghe e forme irregolari; ciò aiuta ad assorbire il suono). Un problema comune sono le stanze a fianco del nostro studio casalingo, soprattutto se si tratta di ambienti grandi. Infatti, non dobbiamo pensare che il suono sia confinato nel nostro studio. Il suono attraversa porte e pareti, si diffonde negli ambienti vicini, si riverbera sulle pareti di questi ambienti e può rientrare nel nostro studio (soprattutto via porte e finestre, i muri sono abbastanza isolanti). Un buon isolamento delle porte, quindi, è estremamente utile.
Infine, si deve pensare allo smorzamento interno dei suoni. E qui la cultura ci aiuta. I libri, infatti, sono ottimo materiale fonoassorbente. L’idea è quella di mettere libri senza un ordine preciso, in modo da creare irregolarità sulle superfici delle pareti. Le irregolarità, infatti, moltiplicando le riverberazioni, di fatto le annullano. Attenzione agli angoli, nei quali è meglio mettere qualche libro in più.
Per il pavimento, un tappeto è la soluzione più semplice. Per il soffitto, non ci sono soluzioni immediate per cui ci si deve accontentare. O riusciamo in qualche modo a tirare un lenzuolo, oppure lo si lascia così com’è.
L’impianto elettrico deve essere funzionale e sicuro. Su quello non si può far nulla, in genere, perché l’impianto elettrico è quello che è. Però è ovvio che limitare le connessioni elettriche a quelle minime indispensabili riduce il rumore. Anche se spenti, alcuni elementi dello studio possono creare inutile fastidio.

Il computer: quale uso e come lo uso?

Se vogliamo registrare con il computer, ci serve un computer. Ok, ma con che caratteristiche? Qui non si va tanto per le lunghe. Si devono consultare i requisiti minimi della scheda audio e del software di registrazione, e rispettarli. Meglio avere qualcosina in più, tanto per essere sicuri.
PC o MAC? Quello che avete va bene comunque. I professionisti che ho conosciuto preferiscono il Mac, se ce l’avete bene, altrimenti bene lo stesso.
Si deve avere un hard disk con qualche decina di giga di spazio libero, meglio se si tratta di un hard disk diverso da quello dove è installato il software.
Fate spesso dei salvataggi e dei backup su hard disk esterni, in modo da evitare perdite di dati in caso di crash del sistema o danni alle memorie. E' importante che, durante le registrazioni, siano disconnesse tutte le periferiche inutili (stampanti, modem, router, etc.). Per disconnesse, intendo dire che è meglio staccare fisicamente tutti i cavi USB o Firewire o quello-che-è dalle porte del computer. Io, nel dubbio, disattivo anche le schede interne che non uso in quel momento, come le schede di rete. In questo modo, si minimizza il rumore indotto dal PC.

Nella prossima puntata parlerò di scelta ragionata dell'attrezzatura.

ALTRE PARTI:
Parte Introduttiva
Parte Seconda
Parte Terza
Parte Quarta
Fender Strat Am. St. 1991
Zoom G5 -> DB Cromo 8+

Chitarre che ho avuto: Gibson LP Studio 2002 % MusicMan Axis SS % Vigier Excalibur Original % Fender Malmsteen, Strat Am.St. 2006, Classic Pl. 60 e T-Bucket 400CE % Dean ML USA % Ibanez RGT3020, A300E-VV e SIX70FDBG % Jackson RX10D % Yamaha Pacifica 112 e 821 % Takamine P1DC

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